Come possiamo essere più felici?

Una delle conclusioni più importanti della ricerca sulla felicità è che le variabili che giocano un ruolo importante nella felicità delle persone sono molteplici. Carattere, standard di vita, stile di vita e fattori culturali hanno dimostrato di avere un impatto significativo. Sotto esporremo una piccola spiegazione dei fattori più importanti. Bisogna tenere presente che quasi tutti questi studi sono stati condotti nei paesi occidentali, dunque è possibile che i risultati non possano essere generalizzati a tutti i paesi e le culture.

Personalità/caratteristiche psicologiche, moralità e cultura
Le ricerche dimostrano in maniera chiara che per coloro che vivono nei paesi ricchi, i fattori psicologici, in particolare la personalità, sono i fattori più significativi rispetto alla felicità personale. Infatti la nostra personalità determina il pensiero, l'emotività e il nostro agire. Molti test riguardanti lo sviluppo del pieno potenziale della persona sono elaborati per lo scopo del coaching, quindi non sono adeguati alla ricerca psicologica. Comunque i test che valutano i tratti della personalità sono ampiamente riconosciuti: di gran beneficio per le emozioni positive è la stabilità emotiva (neuroticism), una mente aperta e un carattere estroverso (extraversion)1. Le persone emotivamente stabili sono difficilmente preoccupate, sono ottimistiche e si riprendono velocemente dalle esperienze negative. Le persone estroverse tendono ad essere più socievoli, entusiaste e motivate; sono più attive nel loro tempo libero e godono di alti tassi di interazione con amici e colleghi. E' stato dimostrato che tutte queste caratteristiche hanno un forte effetto positivo, sia per
quanto riguarda la soddisfazione della vita sia per quanto riguarda il benessere. Il tratto caratteriale della stabilità emotiva porta una persona a reagire in maniera migliore agli episodi negativi e alle avversità della vita. D'altro canto è stato dimostrato che l'intelligenza cognitiva non ha nessuna influenza su questo.

Un atteggiamento nevrotico è controproducente per l'esperienza soggettiva della felicità; esso può essere innescato da traumi infantili o da stress post-traumatico dopo esperienze estreme come la guerra o gravi incidenti.
Lo stress cronico può portare anche a malattie, somatiche e psichiche. “Le persone sotto stress sono più sensibili a malattie, depressione, ansia, bassa autostima e insoddisfazione delle persone non stressate. Insieme ai sintomi della depressione, lo stress è il miglior preannunciatore di giudizi scarsi sulla qualità della vita”2. Lo stress può ricorrere non solo a causa di una carenza nella gestione del tempo, eccessivo lavoro, famiglie problematiche o pressione psicologica ma può sorgere anche dal malanimo causato dal comportamento moralmente sbagliato, proprio o degli altri. Ovviamente tutti siamo esposti alla pressione di norme sociali, dell'idea culturalmente dominante di moralità e delle leggi scritte e non scritte. Giudizi e stime sul proprio futuro – che possono variare dalla rassegnazione all'ottimismo – sono una dimensione importante della qualità della vita, poiché determinano il comportamento presente (vedi Spellerberg (1996) per approfondimenti)3. Di conseguenza la felicità generale di una persona deve essere misurata in correlazione con la sua percezione del passato e le sue aspettative per il futuro, per esempio in un range che va da cinque anni indietro a cinque anni avanti4.

Molti risultati della ricerca scientifica dimostrano che la propria percezione influenza notevolmente la qualità della vita soggettiva (principalmente nel momento presente). Questo avviene, per esempio, attraverso la comparazione con amici e vicini di casa o attraverso il giudizio sui risultati personali o l'adattamento alle circostanze individuali (compresa la percezione).
Alcuni studiosi, come Ruut Veenhoven, mettono più enfasi sui parametri affettivi poiché è più facile misurarli empiricamente e poiché la scienza sulla percezione fino ad oggi non è stata capace di spiegare perché in culture diverse esistono diverse concezioni e visioni di una buona vita5.

Gli individui che si considerano gentili e che hanno un obiettivo tendono ad essere leggermente più felici della media6. Da molti studi emerge che la differenza di personalità tra le persone è al 40-50% geneticamente determinata. Comunque, sebbene la personalità è in parte geneticamente predeterminata, gli studi dimostrano che si modifica durante la vita. Per esempio le donne tendono a diventare emotivamente più stabili con l'avanzare dell'età[^7].

Fattori socioeconomici e confronto sociale
“La cultura del mercato ci insegna che i soldi sono la fonte del benessere. Molti studi dimostrano che gli uomini non sono bravi nel capire cosa li faccia stare bene e cosa no […] e, accettando la diffusa ideologia del mercato, credono che la fonte della felicità (o dell'infelicità) siano i soldi” (Lane, 2000, S. 72)7. Sembra intuitivo assumere che potendosi le persone più benestanti permettere più prodotti e servizi siano di conseguenza più felici. Questa credenza è rinforzata dai media che propongono spesso il topos del “ricco e bello”, da cui deriva confronto sociale e l'idea che ci sia bisogno di una macchina costosa, un'abitazione di lusso e molto altro per raggiungere la felicità. Uno studio relativamente recente di E. Diener and S. Oishi basato sulla World Values Surveys, insieme alla ricerca di Easterlin, dimostra che il reddito è solo debolmente correlato alla soddisfazione soggettiva. Il confronto tra il reddito del singolo e quello dell'altro è estremamente più rilevante del reddito preso in sé per sé, come anche Glatzer (1992, S. 61) riassume. Per approfondimenti vedi la ricerca sociologica nel campo dell'autovalutazione soggettiva8.
Anche trovarsi sulla punta della piramide dei redditi non necessariamente significa avere un'attitudine più positiva nei confronti della vita, come dimostra uno studio della London School of Economics, il quale ha messo in evidenza che il tasso di depressione e di tendenze suicide è più alto tra i super-ricchi che in altre fasce della popolazione.

Tra tutti i fattori socioeconomici, la disoccupazione ha chiaramente un effetto negativo sulla felicità. Essa porta a una minore soddisfazione della vita e non influisce il cosiddetto effetto di selezione9. L'effetto negativo non è necessariamente dovuto al minore reddito del disoccupato; sembra più collegato all'assenza di un network sociale e all'autostima e alla motivazione che il lavoro solitamente comporta[^11]. E' possibile che l'effetto negativo sia meno pronunciato per il benessere di quanto lo sia per la soddisfazione della vita1011. Una spiegazione è che le persone semplicemente non tengano di conto quanto sono soddisfatte quando valutano la loro vita, ma che influiscano anche norme e aspettative sociali. Una ricerca ha dimostrato una più grande connessione negativa tra disoccupazione e soddisfazione della vita in regioni in cui le persone tendono ad avere una forte etica del lavoro12.

Le persone dal reddito più elevato sembrano essere più felici di quelle dal reddito più modesto, sebbene la connessione si indebolisca man mano che si sale sulla scala dei redditi13. Questo si ricollega molto bene con la teoria dell'utilità marginale decrescente. La connessione tra reddito e felicità è più forte per quanto riguarda la soddisfazione della vita che per quanto riguardi il benessere14. Così come per la disoccupazione, una spiegazione ragionevole è che le nostre condizioni materiali, come del resto la salute, determinano quanto ci sentiamo soddisfatti della propria vita, non solo le emozioni positive che sperimentiamo nel momento presente. Quindi è uno stipendio maggiore che ci fa essere più felici o viceversa il fatto di essere più felici che (comportando un maggior successo professionale) ci fa guadagnare di più? La risposta è che la relazione tra felicità e reddito si muove in entrambe le direzioni. In uno studio longitudinale i ricercatori hanno scoperto che persone che erano più felici a un certo momento della vita tempo dopo guadagnavano in media di più15. L'effetto del reddito dipende probabilmente da come viene speso: una estesa ricerca americana non ha rilevato nessuna significante relazione tra consumo personale e felicità16 mentre, al contrario, spendere per gli amici e la beneficenza ha un effetto positivo.

Qual è la connessione tra istruzione e felicità? In molti paesi c'è una correlazione tra felicità e livello d'istruzione. Però c'è da dire che la relazione è, di solito, debole e spesso dipende dal fatto che le persone più istruite tendono statisticamente ad avere redditi più alti17.

Salute
Molti studi dimostrano un forte connessione tra salute generale e felicità. Di conseguenza alcuni scienziati sono arrivati alla conclusione che la salute è il secondo fattore più importante, dopo la personalità, nel determinare la felicità. Comunque la valutazione della salute soggettiva è molto influenzata da quanto siamo ottimisti o pessimisti e non riflette pienamente il nostro stato di salute oggettivo[^20]. E' stato dimostrato che le persone si adattano bene a malattie e handicap fisici e che questi solitamente non hanno alcun impatto sulla salute mentale18.19

Genere ed età
Il collegamento tra età e felicità è generalmente piuttosto debole20. Alcuni studi suggeriscono che le persone sono in qualche modo più felici con l'invecchiare, almeno fino ai 70 anni di età21.

Uomini e donne tendono a essere egualmente soddisfatti della propria vita in molti paesi22. In alcuni studi il benessere medio delle donne si dimostra più basso di quello degli uomini23. In media le donne tendono a provare più spesso sentimenti negativi e mostrano maggiormente i sintomi della depressione. Studi più risalenti suggeriscono che la maggior incidenza della depressione tra le donne non può essere spiegata con il loro background socioeconomico24; infatti potrebbe anche derivare da cause biologiche. Resta il fatto che sembra verosimile che questa differenza potrebbe derivare dai differenti ruoli di genere socialmente determinati; a riguardo nessuna delle ipotesi è stata ancora confermata.

Condizioni di vita
Le ricerche dimostrano che, all'interno di un dato paese, gli standard di vita determinano una variazione della felicità del 10-15%25. Questa potrebbe sembrare un'influenza sorprendentemente debole, le ragioni di ciò sono molteplici: una è che molte persone nel ricco e sviluppato Occidente hanno raggiunto quel livello base di risorse materiali oltre il quale ulteriori risorse hanno un'influenza minore. La teoria di Maslow sulla gerarchia dei bisogni può essere d'aiuto in questo caso: infatti altri bisogni, per esempio la realizzazione personale, diventano assai più pressanti quando i bisogni materiali e sociali sono soddisfatti26.
Un'altra ragione è che noi ci abituiamo velocemente ai cambiamenti delle condizioni esterne e che, mentre i nostri standard di vita crescono, il numero dei bisogni cresce di pari passo. Le ricerche su come eventi differenti influiscano sulla nostra felicità dimostrano che il fenomeno dell'adattamento è molto comune27. A ciò si aggiunga che le persone che godono di circostanze più “favorevoli” tendono a spendere meno tempo, di quelle più “sfortunate”, in attività che considerano piacevoli28. Negli USA, per esempio, le persone dal reddito più alto tendono a spendere più tempo al lavoro e negli spostamenti per raggiungere e rincasare dal posto di lavoro rispetto alle persone con un reddito più modesto. Per entrambi i gruppi lavorare e spostarsi sono associati a una diminuzione del benessere.

Relazioni sociali
Le relazioni sociali giocano un ruolo importante nella nostra felicità. In uno studio riguardante le persone molto felici i ricercatori Seligman e Diener hanno dimostrato che per questo gruppo di persone le relazioni sociali erano la cosa più importante29. Il nostro benessere aumenta quando spendiamo il nostro tempo con gli amici – sia le persone introverse che quelle estroverse ottengono una stessa somma di benessere dalle attività sociali30. Anche le relazioni sentimentali sono importanti: per esempio le persone sposate tendono a essere in media più felici di quelle single31. Anche se questa relazione potrebbe derivare in parte dal cosiddetto effetto di selezione: infatti le persone felici hanno più probabilità di trovare un partner e di costruire relazioni soddisfacenti32.

Svago e tempo libero
Le persone che nel loro tempo libero sono attive tendono a essere più felici di coloro che spendono questo tempo passivamente33. Come per quanto riguarda le attività sociali menzionate prima, le persone impegnate nel volontariato sono più felici della media[^37]. D'altro canto le persone che guardano molta televisione tendono a essere più infelici della media. Anche l'esercizio fisico, le interazioni sociali e il sesso hanno un effetto immediato migliore sulla felicità che attività passive come guardare la televisione[^38]. Il Better Life Index dell'OECD34 include, tra le varie cose, anche una misurazione delle unità di tempo che sono disponibili quotidianamente per il relax (includendo il sonno), i pasti e gli hobby (tenendo conto del principio del Work-Life-Balance). Se non c'è abbastanza tempo per un'alimentazione sana, sonno sufficiente e riposo le conseguenze possono essere problemi di salute e disfunzioni, che a loro volta possono portare a una diminuzione della qualità della vita.

Fattori genetici e biografici
Leiber (2006, S. 132)35 descrive in dettaglio che l'uso estensivo dell'emisfero destro del lobo frontale determina una tendenza verso i sentimenti negativi e una suscettibilità a malattie psichiche come la depressione, mentre una maggiore attivazione dell'emisfero sinistro del lobo frontale spesso conduce a un'attitudine più positiva, apertura e fiducia36. Allo stato attuale della ricerca generalmente si assume che questi tratti caratteristici della personalità, come ad esempio l'apertura, sono essenzialmente genetici ed ereditari. Quindi colui che ha una disposizione genetica verso la stabilità emotiva37, così come per l'apertura (estroversione), e mostra questi tratti nella vita, riporterà con alta probabilità un grado maggiore di soddisfazione nelle ricerche rispetto a qualcuno che non mostra queste caratteristiche38. Il genetista comportamentale David T. Lykken ha scoperto un imprinting genetico che può essere modificato tramite l'apprendimento e l'esercizio (per approfondimenti Pinzler, 2011, S. 24-25)39. Lykken quindi resta nel solco della regola di Donald Hebb per cui le abitudini emotive possono essere apprese. Attraverso certe forme di apprendimento, come ad esempio la meditazione, le abitudini emotive e i comportamenti negativi possono essere, con sempre più successo riconosciuti, disimparati e rimpiazzati con sentimenti positivi. Di conseguenza la genetica ha un'influenza significativa nell'infanzia per poi perdere influenza via via che si invecchia: come conseguenza l'influenza della genetica nella capacità di essere felici non può essere misurata con dati statistici precisi.

Il fattore fede e la religione
La fede e l'appartenenza a comunità religiose sono spesso accompagnate da sentimenti ottimistici, vita sociale e un livello minore di stress. Quindi non è sorprendente che numerosi studi dimostrano che la religiosità aumenta, anche se di poco, la soddisfazione della vita media (vedi Veenhoven, 1984, p. 325 e Diener et al., 2004, p. 7)40. Si assuma anche che nella percezione dei credenti gli effetti di circostanze negative della vita possono essere in qualche modo mitigati. Inoltre la sensazione di fiducia di essere in controllo della propria vita aumenta con l'intensità della fede. Nel seguire le regole morali della religione, gli individui spesso ottengono rassicurazioni sul proprio comportamento, così come la sicurezza derivante dal senso di appartenenza a un gruppo (religioso) (vedi le dinamiche socio-psicologiche del gruppo) ed è più facile per loro costruirsi un'idea sul senso della vita. Uno studio citato in König et al. (2001, p. 111) da Kosmin et al.41 dimostra che le persone religiose sono meno soggette ai sintomi della depressione che le persone non-religiose: anche qua entra in gioco il senso di sicurezza che un gruppo religioso offre.

Fattori psicografici e significato della vita
Il famoso psichiatra Viktor E. Frankl, conosciuto per la sua logoterapia psicoanalitica, ha analizzato la ricerca dell'uomo di un significato e l'ha chiamata “autotrascendenza”. Questo termine serve a indicare un risultato positivo della ricerca individuale di un senso, accompagnato da una felicità duratura. Il suo modello, come quello di Maslow, si sostanzia nell'autorealizzazione e nella configurazione di obiettivi personali nella vita, al punto che l'individuo crea il proprio senso della vita, il quale include le norme etiche e i propri punti di riferimento esistenziali. Gli scopi personali che ci prefiggiamo determinano un'esistenza piena di significato e permettono di progettare il corso della propria vita. Di conseguenza le nostre speranze, desideri e pensieri si formano a partire dagli obiettivi che ci siamo prefissi
e soddisfano il nostro bisogno di senso42. “La felicità e la soddisfazione della vita, due sfere dell'esperienza soggettiva che interessano gli psicologi, sono influenzati profondamente dagli obiettivi che le persone si sono promesse di raggiungere” (Emmons, 2003, S. 122)43. Una vita interamente senza traguardi si trova a essere senza uno scopo, con la conseguenza che emozioni negative, come il sentirsi segna significato, si affaccino più spesso.

Questi modelli di autorealizzazione includono due livelli di progresso contemporanei: non solo l'individuo ottiene una maggiore autocomprensione, ma anche uno sguardo d'insieme sulle attitudini personali e quindi una maggiore autostima. Per quanto riguarda la felicità e la propria storia personale (vedi Mayring, 1991, S. 90)44, e quindi caratteristiche, abitudini e tratti comportamentali, l'individuo necessita di esperienze positive, le quali costituiscono la base su cui si sviluppano le emozioni positive, le buone attitudini e la soddisfazione della vita. Inoltre un'esistenza non-egoistica è, al di là degli altri aspetti, la condizione per un' occorrenza maggiore di felicità e di esperienze positive. L'autostima e l'ottimismo sono il nocciolo e la conseguenza dei tratti della personalità.

Qualità della società
La democrazia diretta e le diverse opportunità di partecipazione politica migliorano la qualità della vita attraverso il potere di influenzare la società e il governo. Oltre al fornire il potere di controllare la classe politica e le istituzioni esse forniscono al cittadino un senso di partecipazione e di autorità: “più estese sono le possibilità di partecipazione diretta dei cittadini, più alta è la soddisfazione della vita che essi riportano” (Frey et al., 2008, S. 65)45, come studi su 6000 cittadini svizzeri hanno riportato (indipendentemente dalla loro ricchezza e istruzione). Nel già classico Culture Shift in Advanced Industrial Society (1989) del politologo Ronald Inglehart si possono trovare tabelle che mostrano l'aumento della soddisfazione della vita durante lo sviluppo democratico negli stati europei. Più a lungo le istituzioni democratiche esistono in un determinato paese, più alta si presenta la curva della soddisfazione della vita media.

La protezione dell'ambiente è un altro punto importante: Weimann (2012, S. 57)46 descrive come l'inquinamento dell'aria e dell'acqua possano avere un effetto dannoso sulla soddisfazione della vita. Al panel socio-economico tedesco (SOEP) gli scienziati hanno trovato altre prove che l'inquinamento dell'aria può ridurre la soddisfazione della vita in generale (vedi Schmitt, 2013, S. 21)47. Di conseguenza gli spazi verdi nelle metropoli e i parchi giocano un ruolo importante nello sviluppo urbanistico: “gli studenti che possono vedere il verde fuori dalle finestre della loro classe hanno risultati migliori di quelli che non possono. Allo stesso modo una finestra d'ospedale con una vista sul verde fa sì che i pazienti guariscano più velocemente e ci sono molti studi che collegano gli spazi verdi a una salute migliore, a una performance migliore e a una soddisfazione della vita maggiore” (Helliwell et al., 2012, S. 73)48.

Allo stesso modo l'inflazione può avere un'influenza sulla soddisfazione della vita. Più alto è il tasso d'inflazione, maggiore è il valore che i soldi perdono e di conseguenza, specialmente le classi svantaggiate e le persone disoccupate, possono comprare meno prodotti riducendo la soddisfazione della vita.

In generale forti disuguaglianze economiche hanno una cattiva influenza sulla società. La fondazione Bertelsmann ha esaminato la relazione tra grosse differenze di reddito e i tassi statistici di soddisfazione della vita in differenti paesi dell'OECD. Il report (Bertelsmann Stiftung, 2010, S. 10)49 afferma che la giustizia sociale è un importante pilastro della stabilità e legittimazione degli stati indipendenti. Descrizioni simili sono fatte dagli esperti di epidemiologia Pickett e Wilkinson (2009, S. 18): “se vogliamo più qualità della vita e felicità, allora non necessitiamo di più crescita economica ma bensì di più benessere psicologico e sociale nelle nostre società”. Maggiore è l'ingiustizia sociale, maggiori sono gli effetti negativi che possono essere osservati, come più gravidanze precoci, maggior violenza, un tasso più alto di depressione, maggior sintomi di stress e molte altre cose che mostrano una correlazione. La stessa OECD ha dati simili (OECD, 2001, S. 52-56)50: più è alta la solidarietà e la fiducia in una società e minore è l'ingiustizia sociale, minore è il numero di malattie psicologiche diagnosticate e minore è la violenza che si riscontra.

Altre caratteristiche di una buona società che migliorano la qualità della vita sono: l'inclusione degli immigrati, buone infrastrutture e un buon governo, i quali determinano una maggiore soddisfazione della vita mentre la corruzione determina l'opposto. In questa area di ricerca, in definitiva, devono essere compiuti più studi.

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  2. Lane, Robert E. (2000): The Loss of Happiness in Market Democracies. New Haven: Yale University. 

  3. Spellerberg, Annette (1996): Soziale Differenzierung durch Lebensstile: Eine empirische Untersuchung zur Lebensqualität in West- und Ostdeutschland. Berlin: Ed Sigma publishing. See also: Diener, Ed / Seligman, Martin E.P. (2004): Beyond Money: Toward an Economy of Well-Being. S. 1 – 31. Psychological Science in the Public Interest: Volume 5—Number 1. Washington, DC: Association for Psychological Science. http://www.psychologicalscience.org/pdf/pspi/pspi5_1.pdf 

  4. From the proportion of optimists as opposed to pessimists can be deduced, whether the current satisfaction-levels seem to be relatively stable or rather unstable and therefore in need of stabilization with respect to political and social factors. 

  5. Veenhoven Ruut (2009): How do we assess how happy we are? Tenets, implications and tenability of three theories. S. 45 – 69. In: Dutt, Amitava Krishna / Radcliff, Benjamin (Ed.) (2009): Happiness, Economics and Politics: Towards a Multi-Disciplinary Approach. Cheltenham / u.a.: Edward Elgar Publishing. 

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  7. Lane, Robert E. (2000): The Loss of Happiness in Market Democracies. New Haven: Yale University. 

  8. This result can also be found in several other works, like e.g. with Bernard van Praag, C. Cheung and others. And compare with: Glatzer, Wolfgang (1992): Lebensqualität und subjektives Wohlbefinden: Ergebnisse sozialwissenschaftlicher Untersuchungen. S. 49 – 85. In: Bellebaum, Alfred (Hrsg.) (1992): Glück und Zufriedenheit: Ein Symposium. Opladen: Westdeutscher Verlag. 

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  33. Argyle M. Causes and correlates of happiness. Well-being: The foundations of hedonic psychology. 1999;:353–373. 

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  35. Leiber, Theodor (2006): Glück, Moral und Liebe: Perspektiven der Lebenskunst. Würzburg: Verlag Königshausen und Neumann. 

  36. Relying on the work of the neurologist Richard Davidson and the psychologists Ed Diener and Richard E. Lucas. 

  37. See also neuroticism, which is a label for the spectrum from unstableness to stability. 

  38. Ruut Veenhovens (see Veenhoven, 2009, p. 52/54) criticism on that is based on a long-term study from 2000, which he did together with J.J. Erhardt and W.E. Saris. It indicated that relative to a whole lifetime, only about 30% manage to retain their original happiness-level. Certain events in life can have long-term effects on its quality, strengthening or weakening the general level of happiness and thereby changing it permanently (examples are marriages, accidents and so on). Furthermore, it seems obvious that the contribution of genes to general individual happiness is relatively small, since, if happiness were to be mostly determined by genetics, it would be unnecessary to question, study or measure it. It would always remain on a stable level and never change. 

  39. Pinzler, Petra (2011): Immer mehr ist nicht genug!: Vom Wachstumswahn zum Bruttosozialglück. München: Pantheon Verlag 

  40. Veenhoven, Ruut (1984): Conditions of Happiness. Dordrecht: D. Reidel Publishing Company. And: Diener, Ed / Seligman, Martin E.P. (2004): Beyond Money: Toward an Economy of Well-Being. S. 1 – 31. Psychological Science in the Public Interest: Volume 5—Number 1. Washington, DC: Association for Psychological Science. http://www.psychologicalscience.org/pdf/pspi/pspi5_1.pdf 

  41. See also: Kosmin, Barry Alexander / Lachman, Seymour (1993): One nation under God: Religion in contemporary American society. 

  42. Several studies revealed that people with straight goals have been more successful in life and happier as well, because they have seen mostly not problems, just challenges and new possibilities for their life and development (see Veenhoven, 1984, S. 312). This goes hand in hand with mostly positive emotions, depending of course of the individual situation and the kind of goals (goals regarding health and social bonds are more powerful and spread much more energy and positive feeling than monetary goals for the far future). 

  43. Emmons, Robert A. (2003): Personal Goals, Life Meaning, and Virtue: Wellsprings of a Psoitive Life. S. 105 –128. In: Haidt, Jonathan / Keyes, Corey L.M. (Hrsg.) (2003): Flourishing: positive psychology and the life well-lived. Washington DC: American Psychology Association. 

  44. Mayring, Philipp (1991): Psychologie des Glücks. Stuttgart / u.a.: W. Kohlhammer Verlag. 

  45. Frey, Bruno S. / Stutzer, Alois / Benz, Matthias / Meier, Stephan / Luechinger, Simon / Benesch, Christine (2008): Happiness: A Revolution in Economics. Cambridge / u.a.: MIT Press. 

  46. Weimann, Joachim / Knabe, Andreas / Schöb, Ronnie (2012): Geld macht doch glücklich: Wo die ökonomische Glücksforschung irrt. Stuttgart: Schäffer-Poeschel Verlag. 

  47. Schmitt, Maike (2013): Subjective Well-Being and Air Quality in Germany. SOEP papers on Multidisciplinary Panel Data Research 541. Berlin: DIW. http://www.diw.de/documents/publikationen/73/diw_01.c.416307.de/diw_sp05...

  48. Helliwell, John / Layard, Richard / Sachs, Jeffrey (Hrsg.) (2012): World Happiness Report. The earth Institute (Columbia University) / Canadian Institute for Advanced Research / London School of Economics / Centre for Bhutan Studies. http://earth.columbia.edu/sitefiles/file/Sachs%20Writing/2012/World%20Ha...

  49. Bertelsmann Stiftung (2010): Soziale Gerechtigkeit in der OECD – Wo steht Deutschland?: Sustainable Governance Indicators 2011. Gütersloh: Bertelsmann Stiftung. http://www.bertelsmann-stiftung.de/bst/de/media/xcms_bst_dms_33013_33014...

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